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Abruzzo » I dolci tipici dell'Abruzzo

I dolci tipici dell'Abruzzo

Parrozzo, tipico dolce abruzzese

Dal teramano al pescarese: paese che vai, dolce che trovi

Sono tantissimi i motivi per visitare l’Abruzzo: in questa regione affascinante stretta tra l’Appennino e l’Adriatico, costellata da borghi da favola, suggestivi paesaggi montani e incantevoli marine, ogni scorcio panoramico resta inevitabilmente scolpito nella memoria. Ma la generosa patria dannunziana, che si è guadagnata il titolo di Regione Verde d’Europa, non attrae solo la vista. Con i suoi dolci tipici, preparati secondo antiche ricette che rispecchiano la secolare tradizione culinaria, promette di deliziare ogni senso, a partire dal gusto. Allora, partiamo subito alla scoperta di sapori e profumi semplici e genuini, per un viaggio che si preannuncia pieno di dolcezza.

Sant'Egidio alla Vibrata, piccolo centro della Provincia di Teramo confinante con le Marche, non è famoso solo per l’attigua e magica frazione di Faraone. In questa località, infatti, i Cicconi, titolari dell’omonima confetteria, fecero registrare una ricetta piuttosto singolare: i sassi d’Abruzzo, chiamati così perché realizzati con mandorle spezzate e abbrustolite che, grazie all’aggiunta di cacao e zucchero, si presentavano simili a minuscole pietre. 
Ma il teramano nasconde anche altri tesori gastronomici di una dolcezza infinita: soprattutto nelle zone montane, il periodo natalizio è scandito dalla preparazione dei pepatelli, prelibati biscotti dal gusto unico che, a miele, mandorle e scorza d’arancia, uniscono un’irresistibile nota piccante, richiamando per certi aspetti il medievale pan pepato. Sempre per festeggiare la Natività gli abruzzesi usano preparare i Caggionetti o Calcionetti, ravioli fritti che, nella parte settentrionale della regione, si farciscono principalmente con pasta di castagne e ceci.
La zeppola, invece, come in altre zone del Sud allieta i pranzi di San Giuseppe, in occasione dei quali gli abitanti di Teramo e delle valli che si estendono dal Gran Sasso al mare onorano la ricorrenza assaporando imponenti bignè, farciti di crema e decorati con amarene.

Più nobile, anche nel nome, il Pan Ducale di Atri, una torta a base di farina, uova, zucchero, mandorle e cioccolato, legata alla famiglia degli Acquaviva. Conosciuto in tutto il mondo, è stato donato come ricordo a Giovanni Paolo II, che ha ispirato la variante “del Papa”. Preparata dagli atriani fin dal 1352, l’antica pizza di mandorle ha assunto la nuova denominazione perché il duca, dopo averla assaggiata, la volle ogni giorno alla sua tavola. 

Intrisi di storia e tradizione sono anche gli evocativi Uccelletti, dolciumi a forma di volatili ripieni di marmellata d’uva, che un tempo impreziosivano i vassoi regalati dagli sposi e che, inoltre, si davano in premio ai Sandandonijrej. Questi musicanti improvvisati, ancora oggi, ogni 17 gennaio si esibiscono a Penna Sant'Andrea, affascinante borgo cuore della Riserva naturale controllata Castel Cerreto, dove vagano di casa in casa, intonando filastrocche in onore di Sant'Antonio. Ma il protettore degli animali si commemora anche più a sud, nel Pescarese e nel Chietino, dove i 'celli pieni a mezzaluna diventano taralli da riporre su carri benedetti, per allietare chi partecipa alle solenni celebrazioni.

Qualche settimana più tardi, nelle stesse zone le tavole vengono imbandite con la cicerchiata, un dolce che rimanda agli struffoli napoletani e rallegra il festoso Carnevale. Restando in provincia di Pescara, non si possono non ricordare i torcinelli, vere tentazioni che ammaliano i più golosi con la loro caratteristica sagoma attorcigliata. Composti da farina, uova, zucchero, semi di anice e patate lesse, che li rendono incredibilmente soffici, a Natale non mancano mai, in particolar modo negli ambienti rurali.
Un’anima decisamente rustica la celano anche i cumbriziun', dei panini tondi capaci di resuscitare i sapori d’un tempo. Preparati con ingredienti semplicissimi, in passato si portavano ai contadini, che li gustavano durante le pause della mietitura. Decisamente cittadino, perché nato nel capoluogo regionale dal cui ponte si ammira la Bella Addormentata disegnata dal Gran Sasso, è infine il Parrozzo di dannunziana memoria, una preparazione con mandorle ricoperta di cioccolato che, secondo il Vate, era “tanto buona da sembrare una pazzia di San Cetteo”. E se lo diceva lui…buon Parrozzo a tutti!

Non solo confetti di Sulmona: dall’aquilano al chietino, vi aspettano montagne e mari di dolcezza

L'arte dolciaria abruzzese è varia almeno quanto la regione. Dunque, non bisogna stupirsi se le specialità sembrano non finire mai. Basta addentrarsi nella splendida Ortona, ad esempio, per trovare non solo palazzo Farnese, il magnifico Castello Aragonese e la Passeggiata Orientale da cui ammirare i bouganville e il porto, ma anche le particolarissime nevole, un curioso dolce profumato di mosto, cannella e arancia, preparato con un apposito ferro rovente. Spostandosi verso sud si incontra poi Lanciano dove, per prendere per la gola chi visita i quartieri storici, si preparano gli amatissimi soffioni, dei sopraffini soufflé al formaggio che accompagnano i biscotti a forma di cavalli, pupe e cuori che, nell’intera regione, accendono la Pasqua di bimbi e innamorati.
Proseguendo ancora verso l’entroterra si incrocia Rapino, con i suoi pasticci ripieni di crema di latte, cioccolato, limone, mandorle e cannella, o ancora Guardiagrele, un suggestivo borgo a 600 metri sul livello del mare che D’Annunzio, date le caratteristiche case, definì “città di pietra”. Qui, oltre al tipico torrone composto da mandorle intere, zucchero e frutta candita, si possono assaggiare le note Sise delle monache, dei pan di spagna colmi di crema pasticcera, chiamati anche Tre Monti, perché Giuseppe Palmerio, dandogli forma, si ispirò alle tre vette della Majella. 
Qualche chilometro più ad est si trova poi Castel Frentano, il cui cartello di benvenuto indica significativamente come città del Bocconotto. Dolce farcito, realizzato con un impasto di rossi d’uovo, insaporito da olio extra vergine d’oliva, il pasticcino rimane un raro patrimonio culturale, prezioso come la sua origine. All’inizio, infatti, era riservato alle casate nobiliari e solo dai primi del Novecento il suo gusto si è finalmente democratizzato.

Passando nella zona dell’aquilano la sostanza non cambia: stessi ingredienti semplici, stesse delizie rubate alla tradizione. Basti pensare al torrone tenero di cioccolato tipico del capoluogo di provincia, la cui ricetta risale a inizio Ottocento, al capitone di Natale da regalare all’amato, caratteristico della zona del Parco Nazionale d'Abruzzo e, ancora, ai mostaccioli e al Pan dell’Orso di Scanno.
Dulcis in fundo, è proprio il caso di dirlo, la rassegna termina col simbolo della gastronomia abruzzese nel mondo: i confetti di Sulmona, leccornie che si affiancano alla cassata aromatizzata col liquore centerbe e agli scarponi col mosto cotto. Nate nel Quattrocento, come attesta il museo annesso allo stabilimento Pelino, le gemme bianche originarie della città di Ovidio sono richieste per i matrimoni più importanti del pianeta e rimangono l’emblema del romanticismo. Sarà per questo che Leopardi ne era ghiottissimo. D’altronde, chi meglio di lui poteva riconoscere un gusto così sublime e “poetico”?